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La storia è una materia più o meno noiosa che ci viene insegnata fin da bambini, e che di solito nessun insegnante sa come impostare. Il risultato è che alla fine al concetto di storia si associano solo date di battaglie e nomi di re da imparare a memoria, vicende attribuite ad un passato così remoto nel nostro immaginario che non riusciamo ad apprenderne minimamente la lezione. E nessuno ce ne spiega il significato. Nessuno prova ad estrapolare il principio base secondo il quale gli uomini tendono a commettere ciclicamente gli stessi errori, ad usare gli stessi trucchi, a farsi fregare negli stessi modi. Se l'italiano medio sapesse il significato e le implicazioni del concetto di "panem et circenses" guarderebbe alla scena socio-politica attuale con occhi decisamente diversi.
C'è poi da aggiungere che quando un fatto avviene prima della nostra nascita non siamo capaci di dargli una collocazione vera e propria, tendiamo ad appiattire tutto in un astratto concetto di passato. Un esempio? Se pensiamo alla nostra infanzia, ci sembra un tempo lontano ma preciso, i nostri ricordi sono al passato remoto (tempo verbale che ci hanno inculcato alle medie e che non siamo capaci di usare). Ma proviamo a pensare all'infanzia dei nostri genitori, o alle guerre mondiali, a Napoleone, all'impero romano. Quello era prima, prima di noi. Punto. Il passato si spalma letteralmente su un'immagine di innaturale contemporaneità, sulla quale ci guardiamo bene dal riflettere. Anche volendo, non potremmo sentire certe cose empaticamente, visto che non c'eravamo.
Tutto questo non ci mette nell'ottica di percepire che mentre siamo intenti a lavorare, divertirci, giocare a pallone e cercare di fare sesso, la storia continua ad avanzare intorno a noi. Anzi, la Storia con la esse maiuscola. No, non c'è il visigoto-unno-veneziano-turco-francese-austroungarico-tedesco invasore, non siamo in guerra (almeno non ufficialmente, ma questa è un'altra storia) con nessuno. Se lo fossimo i nostri pensieri sarebbero ben più concreti, non queste menate filosofiche. Eppure la Storia ci circonda.
A dire il vero, ai tempi di Chernobyl avevo nove anni, per cui per me quella strana parola russa significava solo che non potevo andare in giardino a giocare e questo non mi piaceva. Però non potevo neanche mangiare l'insalata dell'orto e questo invece mi piaceva, perché odiavo la verdura. Poi c'era il discorso che le nuvole facevano male (o almeno così avevo capito), quindi me ne stavo alla finestra chiedendomi se l'aria dalla mia parte del vetro fosse diversa da quella al di fuori. Questo in fondo mi lasciava indifferente. Tirando le somme, il disastro di Chernobyl per me è stato un pareggio emotivo e nulla più.
Quando è caduto il muro a Berlino ero alle medie e non mi era ben chiara questa cosa che c'era un muro che separava le due germanie. Avevo bene in mente la cartina geografica di quella zona e mi sembrava un po' troppo grande come confine per essere delimitato da un muro, per cui mi dispiaceva che avessero abbattuto un così enorme capolavoro di ingegneria. Però loro erano contenti, quindi chissenefrega, evidentemente era meglio così.
Poi è scoppiata una guerra fra l'America e qualcuno in medio oriente. Era il 1991 ed io ero in settimana bianca in un posto sperduto fra le montagne. Ricordo che la cosa mi aveva colpito perché in albergo girava una copia del Messaggero Veneto sulla cui prima pagina campeggiava un enorme titolo in rosso: GUERRA!, e io non avevo mai visto prima un titolo in rosso sulla prima pagina di un giornale...
Negli anni successivi l'America ha dichiarato guerra a così tanti stati che la cosa ha smesso di impressionarmi, sarà perché il Messaggero Veneto non ha più titolato quelle notizie in rosso...
Questi sono solo alcuni dei fatti storici che mi sono successi intorno senza che ne cogliessi la portata. Poi gli anni sono passati, ho studiato un po' di più, ho cominciato a capire certe cose e a cercare da solo le mie risposte. Per questo motivo, quando è stato tolto il confine fra l'Italia e la Slovenia ho voluto essere lì, da semplice ma consapevole spettatore. Guardare con i miei occhi la sbarra che veniva tolta definitivamente, laddove poco più di dieci anni prima c'erano i carri armati. Senza parteggiare per nessuno, indifferente ai discorsi accorati di politici in cerca di effimera notorietà. Solo osservare la gente in festa, passeggiare liberamente fra uno Stato e l'altro assaporando la sensazione di non dover consegnare documenti ad agenti dallo sguardo inquisitore, andare di là a bere una birra e sentire di non essere più così "di là", perché da quel momento non c'era più una sbarra a demarcare nettamente il "di là" dal "di qua".
L'ultimo fatto storico, anzi Storico, a cui ho assistito sono state le elezioni americane. Rincasato dalla quotidiana serata in bar con gli amici, ho acceso la televisione e il computer per seguire questo evento tanto reclamizzato. Ero curioso, sinceramente curioso, tanto da restare sveglio fino alle 6.30 del mattino per sentire il discorso del vincitore in diretta.
Glissando su Vespa, dribblando Mentana, sono approdato su La7, che mi sembrava il canale con l'approccio meno molesto. Sulle mie ginocchia il portatile, browser aperto sul sito della CNN, refresh costante della pagina per avere i dati aggiornati. Va bene, lo ammetto, ricaricavo in continuazione la pagina solo per il gusto di vedere gli stati sulla cartina accendersi di blu o di rosso, in fondo mi diverto con poco (ironica l'attribuzione del rosso ai repubblicani, pur se in tempi non sospetti).
I dati fluivano copiosi, mentre in televisione cercavano di riempire i tempi morti (alla fine anche loro pescavano le informazioni dal sito CNN). A tal proposito devo fare i miei complimenti a Eugenio Finardi per i suoi interventi, adeguatamente leggeri e mai sopra le righe. Ogni tanto ci piazzava pure qualche concetto profondo, creando insospettabilmente della buona tv. Oggigiorno dove si può trovare della buona tv?
Brillante anche l'esperto di tattiche militari di cui purtroppo ho dimenticato il nome, che ha colto la palla al balzo per criticare un po' i politici italiani, con pacatezza e giuste argomentazioni. Ovviamente certi personaggi non possono dire queste cose se non in piena notte! Mi viene da pensare che la "fascia protetta" televisiva serva a proteggere gli adulti più che i bambini, in modo da non instillargli idee che potrebbero portarli ad accendere il cervello e magari addirittura a usarlo...
Ma forse è meglio tornare alla Storia con la esse maiuscola.
Poco dopo le 4.30, i dati su internet hanno cominciato a calare di intensità. Alla CNN sono veramente dei volponi, infatti dopo qualche minuto di hype, alle 5 spaccate è comparso un banner che indicava Obama come nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.
La festa è scoppiata improvvisamente, sia a Chicago che negli studi di LA7. Ma perché poi qua dovevano festeggiare? Non sono giornalisti? Non dovrebbero essere super partes? Mah...
Mentre attendevo il discorso dello sconfitto McCain, continuavo a guardare il sito della CNN, scorrendo i vari stati, quando un dettaglio mi ha colpito.
Per ogni stato era scritta la percentuale dei distretti che erano collegati al sito per le proiezioni. Ecco cosa mi aveva colpito! Non erano voti effettivi, ma solo proiezioni! Alcuni stati erano illuminati in blu o in rosso con solo il 14% dei distretti che trasmettevano dati, e il 51% di vittoria di un candidato sull'altro. Nel mio modesto immaginario il 14% è un numero piccolo, ma evidentemente tanto bastava.
Poi la mia mente ha rilevato un altro dettaglio. Appena la CNN ha decretato la vittoria di Obama, basandosi quindi sulle proiezioni di cui sopra, gli americani sono partiti con la festa; McCain ha fatto il suo discorso da sconfitto (ma con fairplay) e Obama quello da trionfante vincitore.
D'accordo, sicuramente le stime erano accurate e sono poi state suffragate dai voti, però a me nessuno toglie un'impressione: il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America non è stato eletto dagli americani, ma dalla CNN!
Che dire di più? Il discorso di McCain mi è piaciuto, tranne quando ha detto che la colpa era sua. Quella è stata a mio avviso una discreta caduta di stile. Però in parte a lui c'era la sua potenziale vice Sarah Palin che sotto un elegante tailleur dal taglio "politically correct" ostentava due tette di tutto rispetto (l'allitterazione è voluta), quindi la cosa dev'essere passata abbastanza inosservata.
Il discorso di Obama invece mi ha lasciato piuttosto indifferente. Pur se accreditato di essere un ottimo retore, ho trovato le sue parole giustamente semplici ma con un ritmo scarsamente incisivo. Siamo ben lontani dalla forza di "I have a dream" di Martin Luther King, discorso dai concetti basilari, ripetuti all'estremo ma con un epos tale da scolpire a pieno titolo quelle parole nella Storia.
Insomma, Obama, sei il primo presidente americano di colore, nel tuo primo discorso da presidente potevi trovare qualcosa di più efficace di "We can" o almeno sviluppare quel concetto in un modo migliore!
Apprezzabile la parte in cui dicevi che avresti fatto scelte che non sarebbero piaciute agli americani e che i risultati si sarebbero visti in un futuro più lontano (ma ve lo vedete un politico italiano dire una cosa del genere, magari credendoci veramente?).
Assolutamente demagogico il lunghissimo panegirico sulla 106enne di colore. Idea potenzialmente efficace, ma non sfruttata a dovere.
Queste ovviamente sono solo le mie opinioni sulla pura arte oratoria dei contendenti. Io non tifavo per nessuno, volevo solo fare da spettatore, osservare lo svolgersi della Storia per poter prorompere in futuro in un manzoniano "Io c'era"!
No, Manzoni non è una sottomarca di carne in scatola...
Sì, i Promessi Sposi sono stati anche una soap opera, ma prima ancora uno sceneggiato televisivo, ma prima ancora un libro...
Sì, i libri sono quelle cose di carta piene di scrittine che non scorrono su nessun teleschermo, stanno lì, bisogna sfogliare le pagine e leggerle.
Sì, leggere è faticoso e richiede tempo, se poi si cerca anche di capire quello che si legge...
No, mi dispiace, Moccia non fa testo, forse è meglio ripartire con i libretti da colorare...