pensieri in cattività

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Utente: Gadjet
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venerdì, 18 settembre 2009
Gli scarsamente utili aforismi del Gadjet - 4 -

Scrivere il proprio futuro non è difficile: sono sufficienti carta, penna e inchiostro.
Il problema è che la vita li vende a caro prezzo, mentre le fotocopie sono sempre gratis!

Postato da: Gadjet a 13:17 | link | commenti (1) |
riflessioni, sociologia, seghe mentali, filosofia, aforismi, costume

venerdì, 21 marzo 2008

Ora di parlare!!!

Ho un gruppo. Abbiamo prodotto un cd. Dobbiamo venderlo.

Nulla di nuovo per qualunque musicista in fase di gavetta, eppure contrariamente a quello che si può pensare queste cose non sono facili, rapide, nè tantomeno intuitive!

Dopo una vita passata in silenzio ad ascoltare quello che tutti hanno da dire per imparare qualunque cosa ho capito due punti fondamentali:

1. Che non bastano 10 vite passate ad ascoltare e a studiare per poter dire di aver veramente capito alcunchè;

2. Che mi sono veramente stufato di stare zitto!!!

Comincio quindi una serie di post per ripercorrere ciò che ho fatto musicalmente in questi ultimi due anni e mezzo e soprattutto perchè l'ho fatto. Nel dettaglio. Punto per punto.

Non ho ovviamente la pretesa di insegnare nulla a nessuno, ma cerco un confronto con tutti gli internauti interessati, non si sa mai che ne esca qualcosa di produttivo... :)

Partiamo quindi dall'inizio: i Future Is Tomorrow nascono nel marzo 2003 con un intento fondamentale: fare heavy metal, farlo bene, farlo sentire a più persone possibili.

Fast forward all'agosto 2005: registrati due demo, cambiato cantante, fatto un buon numero di concerti in giro, insomma tutto bene; è quindi l'ora di tentare il grande salto, ovvero il Debut Album!

La motivazione c'è, il sogno è sempre vivo, gli ideali grandi, le prospettive ancora di più, anni ed anni di studio compositivo, arrangiativo e strumentale, più l'esperienza pregressa ci fanno sentire pronti per affrontare il lavoro che ci aspetta. Cominciamo quindi a sviscerare cronologicamente le varie fasi del progetto...


Capitolo 1: cosa dire

Sarò un idealista provinciale, ma ho sempre pensato che fare musica comporti delle responsabilità. Sia quando si registra un cd che quando si suona dal vivo, si manda un messaggio alle persone che ascoltano, e io penso di avere abbastanza argomentazioni da poter mandare messaggi interessanti. Il contenuto del disco è stata quindi la prima questione che abbiamo affrontato.

L'idea è partita da me, per la volontà di unire le mie due influenze musicali più profonde: il metal e la polifonia sacra. Con questo chiodo fisso in testa ho cominciato a pensare a che tematica si sarebbe potuta affrontare coerentemente con questo abbinamento.

Domanda:

Qual'è il tipo di opera che un coro può cantare e che ha già in sè un retrogusto metal?

Risposta:

Una messa da Requiem!

Domanda:

In che occasione si canta una messa da Requiem?

Risposta:

A un funerale.

Ah, la morte, tema così caro al metal... Le ragioni della ricorsività di questo argomento, affrontato dalle band fin dagli albori del genere, sono prettamente sociologiche, ma non credo che sia il caso di approfondire qui l'argomento. Per chi fosse interessato, su internet è possibile acquistare vari libri che affrontano l'heavy metal con un approccio psico-sociologico, scritti da docenti universitari americani che si sono presi la briga di studiare la subcultura (perchè di questo si tratta) metal senza troppi preconcetti. Ovviamente, nessuno di questi libri è mai stato tradotto in italiano, chissà perchè...

Pensando alla morte, il primo autore che viene in mente ad un metallaro rozzo e provinciale come me è Ugo Foscolo. Fin dai tempi delle superiori, il Foscolo mi ha sempre affascinato per il modo in cui ha trattato questa tematica (mi viene in mente in questo momento il sonetto "A Zacinto"). Per il poeta, la morte colpisce una persona solo quando viene a mancare presso i vivi il ricordo della persona stessa. Presa di posizione intrigante, oserei dire!

Nasce da qui l'esortazione a vivere una vita che valga la pena di essere ricordata, e l'arte rientra automaticamente fra gli strumenti che permettono di lasciare una tangibile eredità ai posteri.

Non è un caso che il gruppo si chiami "Future Is Tomorrow", questo nome è un invito a vivere al meglio delle proprie possibilità l'oggi, gustandone ogni momento positivo e negativo, per costruire un domani che, quando diventerà oggi, potrà essere gustato momento per momento, fino a quando sarà ora di togliere il disturbo.

Giunti a questo punto, abbiamo quindi la location in cui ambientare il cd, ovvero una cerimonia funebre. Il fatto di utilizzare un intero Requiem ovviamente rende impossibile fare tutto in una canzone sola, quindi giocoforza bisogna narrare una storia che si sviluppi lungo l'intero cd; si decide di comporre un concept album, nel quale il coro dia la scansione temporale della vicenda.

Questo elemento introduce un altro fattore intrigante: ci sono tutti i presupposti per rispettare le regole aristoteliche di tempo, luogo e azione. E' bello comporre un cd con i presupposti di una pièce teatrale! L'elemento visuale, di solito così trascurato (per ovvie ragioni) nella musica acquista improvvisamente una forte rilevanza, e si decide di tenerlo presente il più possibile durante la stesura dei brani.

Un altro dubbio a questo punto mi coglie.

Domanda:

Fra tutti i possibili testi in latino usati per le messe da Requiem, quale usare?

Risposta:

Si potrebbe offrire un piccolo tributo all'autore più "rock" della musica classica, ossia Mozart!

Domanda:

Di che testo si è servito Mozart?

Risposta:

Di quello scritto nel Duecento da Tommaso da Celano.

Domanda:

Di quante parti si compone la liturgia di Tommaso da Celano?

Risposta:

15!!!

Quindici brani sembrano veramente tropi per un cd, considerato anche il fatto che sarebbe opportuno tenere qualche pezzo senza il coro per non appesantire troppo il tutto.

Soluzione al problema: concept in due parti. La prima ora, la seconda a data da destinarsi.

Abbiamo fin qui una struttura di base, ora dobbiamo costruire una storia. Per quanto sia una soluzione abbastanza prevedibile, è funzionale che il protagonista della storia sia il protagonista del funerale, cioè il defunto.

Ipotizzando un risveglio dallo stato di morte a quello di coscienza metafisica (e quindi non di vita), il personaggio in questione può vedere quello che gli succede attorno e trarne delle valutazioni, anche in rapporto a quella che può essere la sua pregressa storia personale.

Nasce quindi il tema della prima canzone: il risveglio, o meglio il passaggio dalla morte alla non-morte (chi intravede i prodromi della costruzione di un quadrato semiotico ha, purtroppo, ragione).

La figura logisticamente più vicina al feretro è sicuramente il prete, ed è una figura alquanto interessante. Il prete è a modo suo un professionista della morte, celebrando funerali con una certa frequenza sarà inevitabilmente portato a vivere il dolore dei presenti con un certo distacco, come un medico o un impresario di pompe funebri. Dall'altro lato però il suo ruolo è quello di contestualizzare un evento così tragico incastonandolo nella visione religiosa/fideistica/dogmatica sua e dei presenti. Sorge quindi il dubbio: dopo un numero "x" di funerali, sarà possibile trovare nuovi strumenti per fare ciò? Ne dubito fortemente, e perchè poi ce ne dovrebbe essere la necessità, quando esistono già tutte le risposte preconfezionate?

Essendo italiani, nati e cresciuti in un "italianamente normale" contesto sociale, parliamo di religione cristiana. Io personalmente oscillo fra l'ateo e l'agnostico, ma adoro il confronto sulle tematiche religiose, soprattutto con i preti. Come esperto marketing, provo anche un profondo rispetto per l'organizzazione-chiesa e ritengo che l'attuale pontefice sia uno dei pochissimi veri statisti che ci siano al mondo in questo momento. Non condivido le scelte, ma rispetto e cerco di comprendere le persone e le metodologie attuali. Fine della divagazione.

Il tema della seconda canzone diventa quindi la figura del prete nel suo manierismo.

Guardando dalla bara verso il basso, le prime persone che si incontrano sono quelle sedute nelle prime file, in questo caso i parenti più prossimi. Il protagonista sta lasciando la vita terrena, quindi una serie di esperienze, di ricordi e di persone care. Il sentimento dominante in questa fase è sicuramente il dolore, e per la persona più vicina scegliamo la moglie del protagonista.

Il tema della terza canzone è quindi il modo di affrontare il momento tragico, ma soffermarsi su questo sarebbe riduttivo. Optiamo per un'analisi più approfondita, considerando il fatto che il tempo lenisce anche il dolore più acuto perchè, prosaicamente, "la vita continua". Queste parole possono sembrare vuote in certe circostanze, ma sono freddamente, dolorosamente reali.

Accanto alla moglie è seduto il fratello del protagonista nell'atto di consolare la vedova, ma il modo in cui le tiene la mano sembra sottintendere una compartecipazione al dolore che richiede una confidenza maggiore di quella che c'è fra cognati... Romanzando un po' la vicenda, decidiamo che il fratello ha sempre vissuto una vita nell'emulazione del defunto, ed evidentemente si prepara a sostituirsi a lui in futuro. Il ricordo, testimonianza ultima dell'esistenza di una persona, è messo a serio rischio.

Il protagonista si avvede di tutto questo, e per rendere al meglio l'intensità del momento il testo viene sdoppiato: la prima parte va dal morto alla moglie, la seconda dal fratello al morto, in un circolo dinamico di emozioni contrastanti.

Spostandosi geograficamente verso le ultime file della chiesa (quelle vicino all'uscita), troviamo una categoria intera di persone che abbiamo definito i "cazzeggianti". Hanno una conoscenza più superficiale del defunto e della sua famiglia, fanno presenzialismo perchè "sta bene" farsi vedere in società, intimamente se ne fregano del dolore delle persone maggiormente coinvolte ma si autoconvincono di stare ugualmente male, parlottano tra di loro commentando i presenti per i motivi più disparati: chi è seduto vicino a chi, com'è vestito, come si comporta, che vita ha condotto il defunto (le pecche della quale sono preferite), e chi più ne ha più ne metta.

Tema della quinta canzone sono quindi queste esecrabili figure.

Quanto detto finora viene osservato dal protagonista, che come detto precedentemente si trova in uno stato di non-morte che neppure lui può capire. Le sue emozioni sono logicamente fortissime, un vortice fuori controllo che spazia da un estremo all'altro.

La cosa che lo assilla di più in questo momento diventa la morte, alla quale appartiene pur non appartenendole. Le domande su cosa lo attende si fanno pressanti, i dubbi su cosa ha lasciato diventano dubbi sul suo futuro... ma si può parlare effettivamente di futuro? Tema del sesto pezzo: la morte.

All'altro estremo delle emozioni c'è la rassegnazione, la volontà di rimettere il proprio destino nelle mani di Dio, in modo da scongiurare il vuoto e il buio dai quali si è pseudo-risvegliato, quindi per par condicio dedichiamo una canzone anche al punto di vista religioso. :)

In questa fase di delirio interiore la follia lascia spazio alla serenità, alla comprensione dell'ineluttabilità degli eventi di fronte al ciclo naturale delle cose. Ma anche a questo punto, che si potrebbe definire di "illuminazione", i residui dei sentimenti umani scaldano il protagonista in modo diverso da quanto accaduto finora; improvvisamente e senza capirne il motivo, avviene il passaggio dalla non-morte alla non-vita! Amanti della semiotica, fregatevi le mani in segno di soddisfazione, il quadrato si sta compiendo!!!

Otto brani, una discreta quantità di tematiche sviluppate, sembra che abbiamo trovato il compromesso giusto per la mole di materiale da infilare nel cd. Ovviamente, la cronologia che ho posto non rispecchia l'ordine temporale di lavorazione dei testi: abbiamo spulciato correnti filosofiche e opere letterarie, e fatto lunghe riunioni creative. Un lavoretto del genere non si imbastisce di sicuro in un paio di giorni!

Per dare i giusti meriti alle giuste persone, bisogna dire che dopo che ho gettato il sasso sulle tematiche e l'impronta del cd, il concept è stato sviluppato oltre che da me, da Pablic (l'altro chitarrista) e da Grave (il batterista). Una volta deciso di cosa dovevano parlare i testi di tutte le canzoni, abbiamo dato carta bianca a Grave per la stesura degli stessi, e devo dire che per quella che è la mia opinione ha fatto un ottimo lavoro!

Riprendendo in mano la scansione temporale della vicenda da demandare al coro, decido di utilizzare le prime sei parti della messa da Requiem (Requiem, Kyrie, Dies Irae, Tuba Mirum, Rex Tremendae e Recordare) per inserirle nei brani, e di lasciarne due scoperti con funzione di "alleggerimento" dinamico del disco.

Scorrendo i testi, mi rendo conto della particolare lunghezza del Tuba Mirum e del Recordare, facendomi un appunto mentale sul fatto che comporre quei due pezzi porterà notevoli rogne...

...e dopo tutte queste elucubrazioni, è ora di passare a scrivere materialmente la musica... pronti per il capitolo 2?

Postato da: Gadjet a 04:48 | link | commenti (2) |
musica, filosofia, composizione, album, semiotica, heavy metal, concept