pensieri in cattività

la parola arriva dove forse neanche la musica può... forse...

Eccomi

Utente: Gadjet
Nome: Michael Snidaro
uno come tanti... o forse no? :)

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

 
venerdì, 18 settembre 2009
Gli scarsamente utili aforismi del Gadjet - 4 -

Scrivere il proprio futuro non è difficile: sono sufficienti carta, penna e inchiostro.
Il problema è che la vita li vende a caro prezzo, mentre le fotocopie sono sempre gratis!

Postato da: Gadjet a 13:17 | link | commenti (1) |
riflessioni, sociologia, seghe mentali, filosofia, aforismi, costume

mercoledì, 26 novembre 2008
Gli scarsamente utili aforismi del Gadjet -1-

L'umana società è un'oligarchia tirannide fondata sul controllo dell'imene.

Postato da: Gadjet a 04:48 | link | commenti |
seghe mentali, aforismi, costume

martedì, 25 novembre 2008
Animali in fuga vs. anime in fuga

Mandria di bovidi. Brucano placidi l'erba, bevono lungo il fiume, dormono, giocano, copulano come non ci fosse un domani. Ognuno per i fatti suoi. In effetti, per alcuni di loro non ci sarà un domani e forse ne hanno una vaga coscienza, sufficiente per lo meno a spingerli a vivere ogni singolo istante come sentono di dover fare. Non pensano, sentono e basta, agiscono di conseguenza e non si pongono domande.

All'improvviso, dai cespugli in cui era nascosto, spicca un balzo il predatore. L'istinto alla vita è la sua finalità, non c'è rabbia, non c'è cattiveria nella sua rapida corsa. Il medesimo istinto alla vita impone ai bovidi di fuggire. Non hanno bisogno di essere spronati e organizzati, si voltano tutti contemporaneamente nella stessa direzione e scappano, la morte alle calcagna. Alcuni di loro - i più deboli - quasi sicuramente soccomberanno, ma la mandria se ne frega... Ce la fai? Bene, potrai continuare a brucare, bere, dormire e copulare. Non ce la fai? Cazzi tuoi!

Le nostre anime hanno diversi aspetti in comune con la mandria di bovidi. Scappiamo, inseguiti da un predatore che magari neanche esiste. Scappiamo tutti, ma ognuno per conto proprio, incuranti di chi potrebbe non farcela. Scappiamo nella stessa direzione, non sappiamo dove andare e per questo seguiamo la mandria, nell'illusione che essa ci conduca... dove? Tutti vedono facilmente la partenza della fuga, ma nessuno si chiede mai quando e dove questa possa finire, quando e dove si può avere la certezza di essere al sicuro.

Rispetto ai bovidi si possono notare comunque anche molte differenze. Le nostre anime non sono in grado di vivere veramente i momenti della vita per quello che ci possono offrire; tendiamo sempre ad essere frenati da legami veri, falsi, immaginati, desiderati, con il passato e il futuro. Questo ci fa sentire superiori agli animali, dandoci l'illusione di riuscire a riempire di profondi significati tutto quello che fanno anche loro. Noi quindi non mangiamo e non beviamo, ma godiamo del nutrimento variandone a piacere, privandocene se ne abbiamo il vezzo. Non dormiamo, ci concediamo un meritato riposo dalle fatiche della giornata, per poter affrontare le enormi responsabilità che ci attendono l'indomani. Non giochiamo perchè il gioco è per i fanciulli, noi ci divertiamo in modi più o meno innocui e più o meno socialmente accettati. Non copuliamo, facciamo l'amore concedendoci solo ed esclusivamente ad una persona speciale, convincendoci che sia quella giusta per la vita, non come la precedente... mioddio, come mi sento superiore agli animali!

I bovidi poi percepiscono chiaramente la fine della fuga, si fermano quando non sentono più il pericolo e sono pronti a ripartire con la stessa forza appena quel posto sarà nuovamente minacciato, e prima o poi lo sarà. Noi no. Quando la mandria si ferma ci fermiamo, ci guardiamo intorno e ci sentiamo disorientati, ma siccome tutti ostentano sicurezza ci autoconvinciamo di essere al sicuro. Non solo, ci arrocchiamo come se nulla più dovesse disturbarci, convinti che una piccola fuga meriti un grosso premio, la sempiterna tranquillità. In questo modo non siamo preparati a ripartire, e di fronte al pericolo riusciamo addirittura a smettere di riconoscerlo come tale, pur di non dover abbandonare le sicurezze che ci sono dovute. Forti di una cecità autoinflitta, corriamo incontro al predatore come fosse un messia, destinati ad una fine prevedibile...

Ma perché non riusciamo a guardare quegli stramaledetti bovidi con occhio acritico e non cerchiamo di imparare qualcosa di utile alla nostra sopravvivenza interiore? Perché dobbiamo sempre andare fieri della nostra ottusa miopia?

La bibbia ci insegna che dio ha creato tutte le cose del mondo ad uso e consumo esclusivo della razza umana, ma se per un momento assumo il punto di vista del creato e guardo gli uomini provo una cosa sola: profonda vergogna. Darwin ha dimostrato che gli esseri incapaci di adattarsi alla vita soccombono, noi ogni giorno continuiamo a corroborare questa tesi.

 

 

 

Postato da: Gadjet a 02:47 | link | commenti |
riflessioni, sociologia, seghe mentali, costume

giovedì, 06 novembre 2008
Vivere la Storia (a.k.a. Obama e la CNN)

La storia è una materia più o meno noiosa che ci viene insegnata fin da bambini, e che di solito nessun insegnante sa come impostare. Il risultato è che alla fine al concetto di storia si associano solo date di battaglie e nomi di re da imparare a memoria, vicende attribuite ad un passato così remoto nel nostro immaginario che non riusciamo ad apprenderne minimamente la lezione. E nessuno ce ne spiega il significato. Nessuno prova ad estrapolare il principio base secondo il quale gli uomini tendono a commettere ciclicamente gli stessi errori, ad usare gli stessi trucchi, a farsi fregare negli stessi modi. Se l'italiano medio sapesse il significato e le implicazioni del concetto di "panem et circenses" guarderebbe alla scena socio-politica attuale con occhi decisamente diversi.

C'è poi da aggiungere che quando un fatto avviene prima della nostra nascita non siamo capaci di dargli una collocazione vera e propria, tendiamo ad appiattire tutto in un astratto concetto di passato. Un esempio? Se pensiamo alla nostra infanzia, ci sembra un tempo lontano ma preciso, i nostri ricordi sono al passato remoto (tempo verbale che ci hanno inculcato alle medie e che non siamo capaci di usare). Ma proviamo a pensare all'infanzia dei nostri genitori, o alle guerre mondiali, a Napoleone, all'impero romano. Quello era prima, prima di noi. Punto. Il passato si spalma letteralmente su un'immagine di innaturale contemporaneità, sulla quale ci guardiamo bene dal riflettere. Anche volendo, non potremmo sentire certe cose empaticamente, visto che non c'eravamo.

Tutto questo non ci mette nell'ottica di percepire che mentre siamo intenti a lavorare, divertirci, giocare a pallone e cercare di fare sesso, la storia continua ad avanzare intorno a noi. Anzi, la Storia con la esse maiuscola. No, non c'è il visigoto-unno-veneziano-turco-francese-austroungarico-tedesco invasore, non siamo in guerra (almeno non ufficialmente, ma questa è un'altra storia) con nessuno. Se lo fossimo i nostri pensieri sarebbero ben più concreti, non queste menate filosofiche. Eppure la Storia ci circonda.

 

A dire il vero, ai tempi di Chernobyl avevo nove anni, per cui per me quella strana parola russa significava solo che non potevo andare in giardino a giocare e questo non mi piaceva. Però non potevo neanche mangiare l'insalata dell'orto e questo invece mi piaceva, perché odiavo la verdura. Poi c'era il discorso che le nuvole facevano male (o almeno così avevo capito), quindi me ne stavo alla finestra chiedendomi se l'aria dalla mia parte del vetro fosse diversa da quella al di fuori. Questo in fondo mi lasciava indifferente. Tirando le somme, il disastro di Chernobyl per me è stato un pareggio emotivo e nulla più.

 

Quando è caduto il muro a Berlino ero alle medie e non mi era ben chiara questa cosa che c'era un muro che separava le due germanie. Avevo bene in mente la cartina geografica di quella zona e mi sembrava un po' troppo grande come confine per essere delimitato da un muro, per cui mi dispiaceva che avessero abbattuto un così enorme capolavoro di ingegneria. Però loro erano contenti, quindi chissenefrega, evidentemente era meglio così.

 

Poi è scoppiata una guerra fra l'America e qualcuno in medio oriente. Era il 1991 ed io ero in settimana bianca in un posto sperduto fra le montagne. Ricordo che la cosa mi aveva colpito perché in albergo girava una copia del Messaggero Veneto sulla cui prima pagina campeggiava un enorme titolo in rosso: GUERRA!, e io non avevo mai visto prima un titolo in rosso sulla prima pagina di un giornale...

Negli anni successivi l'America ha dichiarato guerra a così tanti stati che la cosa ha smesso di impressionarmi, sarà perché il Messaggero Veneto non ha più titolato quelle notizie in rosso...

 

Questi sono solo alcuni dei fatti storici che mi sono successi intorno senza che ne cogliessi la portata. Poi gli anni sono passati, ho studiato un po' di più, ho cominciato a capire certe cose e a cercare da solo le mie risposte. Per questo motivo, quando è stato tolto il confine fra l'Italia e la Slovenia ho voluto essere lì, da semplice ma consapevole spettatore. Guardare con i miei occhi la sbarra che veniva tolta definitivamente, laddove poco più di dieci anni prima c'erano i carri armati. Senza parteggiare per nessuno, indifferente ai discorsi accorati di politici in cerca di effimera notorietà. Solo osservare la gente in festa, passeggiare liberamente fra uno Stato e l'altro assaporando la sensazione di non dover consegnare documenti ad agenti dallo sguardo inquisitore, andare di là a bere una birra e sentire di non essere più così "di là", perché da quel momento non c'era più una sbarra a demarcare nettamente il "di là" dal "di qua".

 

L'ultimo fatto storico, anzi Storico, a cui ho assistito sono state le elezioni americane. Rincasato dalla quotidiana serata in bar con gli amici, ho acceso la televisione e il computer per seguire questo evento tanto reclamizzato. Ero curioso, sinceramente curioso, tanto da restare sveglio fino alle 6.30 del mattino per sentire il discorso del vincitore in diretta.

Glissando su Vespa, dribblando Mentana, sono approdato su La7, che mi sembrava il canale con l'approccio meno molesto. Sulle mie ginocchia il portatile, browser aperto sul sito della CNN, refresh costante della pagina per avere i dati aggiornati. Va bene, lo ammetto, ricaricavo in continuazione la pagina solo per il gusto di vedere gli stati sulla cartina accendersi di blu o di rosso, in fondo mi diverto con poco (ironica l'attribuzione del rosso ai repubblicani, pur se in tempi non sospetti).

I dati fluivano copiosi, mentre in televisione cercavano di riempire i tempi morti (alla fine anche loro pescavano le informazioni dal sito CNN). A tal proposito devo fare i miei complimenti a Eugenio Finardi per i suoi interventi, adeguatamente leggeri e mai sopra le righe. Ogni tanto ci piazzava pure qualche concetto profondo, creando insospettabilmente della buona tv. Oggigiorno dove si può trovare della buona tv? 

Brillante anche l'esperto di tattiche militari di cui purtroppo ho dimenticato il nome, che ha colto la palla al balzo per criticare un po' i politici italiani, con pacatezza e giuste argomentazioni. Ovviamente certi personaggi non possono dire queste cose se non in piena notte! Mi viene da pensare che la "fascia protetta" televisiva serva a proteggere gli adulti più che i bambini, in modo da non instillargli idee che potrebbero portarli ad accendere il cervello e magari addirittura a usarlo...

Ma forse è meglio tornare alla Storia con la esse maiuscola.

 

Poco dopo le 4.30, i dati su internet hanno cominciato a calare di intensità. Alla CNN sono veramente dei volponi, infatti dopo qualche minuto di hype, alle 5 spaccate è comparso un banner che indicava Obama come nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.

La festa è scoppiata improvvisamente, sia a Chicago che negli studi di LA7. Ma perché poi qua dovevano festeggiare? Non sono giornalisti? Non dovrebbero essere super partes? Mah...

Mentre attendevo il discorso dello sconfitto McCain, continuavo a guardare il sito della CNN, scorrendo i vari stati, quando un dettaglio mi ha colpito.

Per ogni stato era scritta la percentuale dei distretti che erano collegati al sito per le proiezioni. Ecco cosa mi aveva colpito! Non erano voti effettivi, ma solo proiezioni! Alcuni stati erano illuminati in blu o in rosso con solo il 14% dei distretti che trasmettevano dati, e il 51% di vittoria di un candidato sull'altro. Nel mio modesto immaginario il 14% è un numero piccolo, ma evidentemente tanto bastava.

Poi la mia mente ha rilevato un altro dettaglio. Appena la CNN ha decretato la vittoria di Obama, basandosi quindi sulle proiezioni di cui sopra, gli americani sono partiti con la festa; McCain ha fatto il suo discorso da sconfitto (ma con fairplay) e Obama quello da trionfante vincitore.

D'accordo, sicuramente le stime erano accurate e sono poi state suffragate dai voti, però a me nessuno toglie un'impressione: il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America non è stato eletto dagli americani, ma dalla CNN!

Che dire di più? Il discorso di McCain mi è piaciuto, tranne quando ha detto che la colpa era sua. Quella è stata a mio avviso una discreta caduta di stile. Però in parte a lui c'era la sua potenziale vice Sarah Palin che sotto un elegante tailleur dal taglio "politically correct" ostentava due tette di tutto rispetto (l'allitterazione è voluta), quindi la cosa dev'essere passata abbastanza inosservata.

 

Il discorso di Obama invece mi ha lasciato piuttosto indifferente. Pur se accreditato di essere un ottimo retore, ho trovato le sue parole giustamente semplici ma con un ritmo scarsamente incisivo. Siamo ben lontani dalla forza di "I have a dream" di Martin Luther King, discorso dai concetti basilari, ripetuti all'estremo ma con un epos tale da scolpire a pieno titolo quelle parole nella Storia.

 

Insomma, Obama, sei il primo presidente americano di colore, nel tuo primo discorso da presidente potevi trovare qualcosa di più efficace di "We can" o almeno sviluppare quel concetto in un modo migliore!

Apprezzabile la parte in cui dicevi che avresti fatto scelte che non sarebbero piaciute agli americani e che i risultati si sarebbero visti in un futuro più lontano (ma ve lo vedete un politico italiano dire una cosa del genere, magari credendoci veramente?).

Assolutamente demagogico il lunghissimo panegirico sulla 106enne di colore. Idea potenzialmente efficace, ma non sfruttata a dovere.

 

Queste ovviamente sono solo le mie opinioni sulla pura arte oratoria dei contendenti. Io non tifavo per nessuno, volevo solo fare da spettatore, osservare lo svolgersi della Storia per poter prorompere in futuro in un manzoniano "Io c'era"!

No, Manzoni non è una sottomarca di carne in scatola...

Sì, i Promessi Sposi sono stati anche una soap opera, ma prima ancora uno sceneggiato televisivo, ma prima ancora un libro...

Sì, i libri sono quelle cose di carta piene di scrittine che non scorrono su nessun teleschermo, stanno lì, bisogna sfogliare le pagine e leggerle.

Sì, leggere è faticoso e richiede tempo, se poi si cerca anche di capire quello che si legge...

No, mi dispiace, Moccia non fa testo, forse è meglio ripartire con i libretti da colorare...

Postato da: Gadjet a 04:01 | link | commenti (2) |
storia, costume, cnn , obama, mccain

martedì, 28 ottobre 2008
Incredibile /2 (banche, che passione)

Oggi sono riuscito finalmente ad effettuare il bonifico di cui al post precedente. Per dare a Cesare quel che è di Cesare, sottolineo il fatto che sono arrivato due minuti prima della chiusura e l'addetta allo sportello ha accettato gentilmente di servirmi anche se doveva compilare la mia anagrafica (sì, questa volta mi sono portato dietro il codice fiscale!).
L'aspetto divertente della giornata riguarda l'informativa per la privacy. Sbirciando sul monitor del pc mentre l'impiegata trascrive i miei dati, noto che una volta aperto a video il modulo per la privacy preseleziona arbitrariamente la casella "do il consenso" su tutte le voci. Una volta stampato il modulo me lo consegna perchè lo firmi, e a quel punto non posso fare a meno di far notare che non voglio dare il consenso al trattamento dei miei dati per finalità commerciali di terzi.
L'addetta, invero piuttosto seccata, mi risponde con un "da questa banca non è mai arrivata pubblicità indesiderata a nessuno". Io cerco quindi di farle capire che il concetto di "terzi" implica che ci siano altri attori non legati alla banca che accederanno ai dati... Lei ribatte con la stessa frase di prima dimostrandosi poco incline al dialogo, ma vedendo che sono inamovibile acconsente a stampare un secondo modulo.
Continuo a sbirciare il monitor e noto che effettivamente seleziona la casella "nego il consenso" sulla voce incriminata, quindi stampa il modulo, me lo consegna e... magia! Nella stampa risultano barrate nuovamente tutte le voci "do il consenso". Evidentemente disorientata (deduco che nessuno mai le abbia negato quel consenso) cerca di fare buon viso a cattivo gioco correggendo a penna il modulo.
A questo punto cosa devo pensare? Che il software in dotazione alla banca è taroccato riguardo alla privacy? Che c'è un misterioso errore di sistema che riguarda proprio quell'aspetto?
Avendo lavorato nel settore dati personali conosco fin troppo bene la quantità di delirio che si cela dietro l'argomento, per cui appena posso cerco di tutelarmi e consiglio sempre gli altri di fare altrettanto. Spero che qualcuno sappia rispondere ai miei dubbi...

Postato da: Gadjet a 02:04 | link | commenti |
costume, itaglia

venerdì, 24 ottobre 2008
Incredibile...

Sono appena stato in banca per fare un bonifico. Detta fin qui, nulla di strano. Per questioni di tempo non sono andato nella mia, di banca, ma in una a caso (ehm... l'unica) che si trova nel mio paesino.
Non sono riuscito a fare il bonifico. Motivo? Non avevo con me il codice fiscale, e per le normative anti-mafia non si possono effettuare operazioni di quel tipo senza la fotocopia del codice fiscale (dettarglielo non basta, serve prorpio la fotocopia!).
In tutto questo, la cosa che mi ha colpito è che mentre l'addetta allo sportello si prodigava in scuse per non potermi far fare il bonifico, mi è balzato alla mente il fatto che avevo dimenticato di togliere dai pantaloni il mio coltellino da utilità, e che il metal detector mi aveva fatto entrare senza che nessun allarme suonasse...
Ironia della sorte, non posso dare i miei soldi a una banca ma rapinarla sì, e senza problemi!
Siamo proprio in itaglia...

Postato da: Gadjet a 16:11 | link | commenti (2) |
costume, itaglia

sabato, 05 luglio 2008
Che vergogna...

Oggi mi sono svegliato all'alba di mezzodì per recarmi in posta a ritirare un pacco che ci ha messo solo una quarantina di giorni per arrivare da hong kong (ma questa, come si suol dire, è un'altra storia...).
All'ufficio postale sono stato testimone di un caso di bassezza umana come per fortuna mi capita di vedere raramente. La vicenda però era così allucinante che non sono riuscito a trattenermi e per la prima volta in vita mia ho scritto una lettera al Messaggero Veneto.
Qui di seguito copio la lettera in questione:

Buongiorno,

scrivo queste righe per esprimere il mio sdegno per la scena a cui ho assistito stamane (sabato 5 luglio) presso l'Ufficio Postale di Porpetto.

Mentre attendo diligentemente il mio turno, preceduto da una decina di persone, l'addetto allo sportello comunica al cliente servito che sono finiti i soldi per le pensioni. Una signora anziana si alza, si avvicina allo sportello e protesta dicendo che attende da un'ora e mezza e che sarebbe stato il caso di avvertire prima, magari esponendo un cartello. Alle sue rimostranze, l'impiegato ribatte con un secco “lei non mi deve rompere...”. La situazione, prevedibilmente, degenera. Un altro anziano signore, in attesa per lo stesso motivo, ribadisce il fatto che bastava avvertire prima che erano finiti i soldi e si sente dare dell'ignorante. Di fronte ad un contegno tutto sommato dignitoso da parte dei clienti, l'impiegato oppone urla e insulti. Scaglia oggetti al suolo e minaccia di chiudere l'ufficio ed andarsene. Nel frattempo è il turno di una signora che deve spedire una raccomandata. L'addetto comincia a servirla, mentre continua ancora a litigare con il signore anziano. Di punto in bianco interrompe il servizio alla signora, si allontana dalla sua postazione e quando vi fa ritorno sbatte sul vetro il cartello “chiuso”.

La signora, giustamente, minaccia di chiamare le forze dell'ordine.

È il turno del signore anziano di prima, che evidentemente scosso dal trattamento ricevuto si avvicina allo sportello dell'impiegato con cui sta ancora discutendo. Al di là del vetro, quest'ultimo solleva il cartello “chiuso” urlando: “Cosa c'è scritto qua? Sai leggere?”.

Un comportamento del genere non può e non deve restare impunito!

Indubbiamente il lavoro di sportello può essere stressante, e avere a che fare con la gente non è sempre facile. C'è anche da dire che la recente rapina in quell'ufficio postale non ha di sicuro contribuito a creare un clima di lavoro disteso.

Fatte salve queste considerazioni, la condotta dell'impiegato è stata professionalmente ed umanamente ingiustificabile. Mai e poi mai bisognerebbe rivolgersi con tanta maleducazione a chicchessia, e in particolar modo alle persone anziane. In un'azienda privata, un addetto allo sportello che perde le staffe in tal modo non avrebbe una seconda possibilità di farlo.

Saluti


Commenti?

Postato da: Gadjet a 13:54 | link | commenti (12) |
costume