pensieri in cattività

la parola arriva dove forse neanche la musica può... forse...

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Utente: Gadjet
Nome: Michael Snidaro
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giovedì, 27 marzo 2008

Capitolo 2: la musica

Giunti a questo punto (chi non sapesse di cosa sto parlando è pregato di leggere il post più in basso) abbiamo una metal band e un coro. Beh, in realtà il coro ancora non c'è, ma di questo parlerò nel prossimo capitolo...

Ascoltando i vari cd heavy metal che sono usciti negli ultimi anni, è possibile notare come l'eventuale presenza del coro vada di pari passo con quella dell'orchestra, e ciò in fondo mi sembra quantomeno intuitivo. Battere la strada più semplice porterebbe ad un lavoro che poco potrebbe aggiungere al genere musicale, per cui opto per una scelta che non vuole essere originale, ma che possa dare una certa personalità alla nostra proposta: niente orchestra, solo sintetizzatori!
Ovviamente non abbiamo mai avuto un tastierista (stando al 2005), ma io ho dei trascorsi musicali (purtroppo e per fortuna) che mi hanno visto impegnato in questo ruolo, per cui decido di mettermi di buona lena e lavorare direttamente anche su questo versante.
La prima cosa a cui ho pensato prima di sedermi di fronte alla tastiera è stata un'intervista ad Arjen Lucassen che ho letto qualche anno fa, nella quale egli inveiva contro i gruppi che usano smaccatamente i suoni di preset; effettivamente, non posso che trovarmi d'accordo con lui, per cui mi impongo (sigh...) di riprendere in mano la teoria ed il funzionamento dei suoni di sintesi. Lunghe notti in bianco mi attendono... :)

Un altro problema ci si para davanti con una certa urgenza: l'assenza di una persona che possa suonare dal vivo le parti di tastiera impone che gli arrangiamenti per questo strumento siano “a perdere”, ovvero che le canzoni riescano a stare in piedi anche senza. Questo obiettivo è stato raggiunto, ma solo parzialmente, infatti lo spessore armonico dei pezzi è diventato tale da renderli molto scarni se suonati solo con chitarre, basso e batteria, e chiunque li abbia sentiti in live e poi sul cd può testimoniarlo. Lo stesso discorso va fatto anche per le parti di coro, ma in questa fase preferisco affrontare i problemi uno alla volta.

Essendo questo cd un concept album, rifletto sul fatto che in ogni buon concept si può trovare un tema musicale che ricorre, adeguatamente gestito, nelle varie canzoni, in modo da dare una certa uniformità all'intero disco. Un esempio che a mio avviso rappresenta l'eccellenza per questo aspetto è “V” dei Symphony X, nel quale il tema è di sei/sette note ed è nascosto in così tanti punti del cd che, nonostante l'abbia ascoltato uno sproposito di volte, non sono ancora certo di averli trovati tutti!
Il tema che ho scelto si compone di tre note: Sol, Fa e Lab. Assunto che la tonalità sia Sol min, risulta che l'ultima nota si trovi fuori scala. La sonorità che ne deriva è interessante, e piazzare la stessa nota fuori scala in diverse canzoni (ovviamente declinata all'occorrenza) diventa una piccola, simpatica sfida personale.
Riguardo alla durata dei brani ho fatto una scelta: uno dei vantaggi di suonare musica di stampo progressivo è dato dalla possibilità di prendersi tutto il tempo necessario per dire ciò che si deve dire, ragion per cui non mi sono posto paletti in tal senso, e il risutato si vede... 8 pezzi per un totale di 57 minuti!

Prima di analizzare nel dettaglio le singole canzoni, faccio un breve appunto sul mio metodo compositivo: fondamentalmente, non esiste.
Un pezzo può partire da una linea vocale (opzione che prediligo), da un riff di chitarra, da un'idea metodologica, da un mix di questi elementi, insomma da qualunque cosa. E' abbastanza raro che una canzone esca di getto dall'inizio alla fine (nel cd è successo solo due volte) mentre è più comune che vengano scritti vari momenti diversi del pezzo, che poi vanno assemblati.
Il momento in cui mi sento maggiormente ispirato è mentre sto guidando, per cui quando sono in fase compositiva vado in giro sempre con i testi dei pezzi appoggiati sul volante della mia auto (pratica decisamente da sconsigliare :) ), e cerco di canticchiarci sopra qualcosa. Appena vengo folgorato da un'idea interessante, tiro fuori il mio palmare e registro il tutto prima di dimenticarlo. Successivamente, quando riesco a mettere le mani su chitarra/tastiera/computer, traduco le bizzarre registrazioni in qualcosa di intelleggibile e, auspicabilmente, di suonabile.

Ciò detto, passo all'analisi delle diverse canzoni che compongono il cd premettendo che, come con i testi di cui al precedente capitolo, seguirò l'ordine in cui compaiono nel disco e non quello di composizione. L'intero processo ha portato via un anno e mezzo (fino a gennaio 2007), fra stesura dei testi, modifiche, composizione ed arrangiamento, limature, sgrezzature, versioni provvisorie, ancora modifiche, ecc..
In questa analisi cercherò anche di non essere eccessivamente tecnico ma di focalizzarmi più che altro sulle idee di fondo: nel prossimo sito dei Future Is Tomorrow potrete trovare un'analisi compositiva/armonica/fonica molto dettagliata dei pezzi più interessanti.
Ok, let's start:

1.Dead [Requiem Aeternam]
soprannominata LA SLOGAPOLSI!
L'opener del cd è stata la penultima canzone che ho scritto, lo studio era già stato prenotato e il tempo cominciava a stringere (penso fosse l'autunno del 2006). Il primo pezzo di un album deve essere il più incisivo possibile, per cui necessita di un riff che sia d'effetto e facile da ricordare. Bene, per più di un anno non sono riuscito a scrivere un riff con queste caratteristiche!
Alla fine l'idea mi è venuta strimpellando la chitarra su un ponte di Mi min, che una volta raffinato è diventato l'elemento portante del brano. Il soprannome di questo pezzo è dovuto al fatto che per dare i giusti accenti dinamici ad un riff che alterna ottavi a sedicesimi, per di più ad un metronomo sostenuto, si avverte molto in fretta la sgradevole sensazione dell'acido lattico che comincia ad accumularsi sapidamente nell'avambraccio destro...
Per aumentare l'impatto della song, scelgo di piazzare delle pause molto violente sia alla fine dell'introduzione che all'inizio della seconda strofa, in modo da creare un repentino svuotamento della dinamica, altrimenti troppo alta ed uniforme.
Il coro viene relegato ad un piccolo spot di sei secondi (poi eliminato in fase di mixaggio), mentre il testo latino è recitato dalla mia voce (un attore nato...) in mezzo alla canzone.
Una piccola nota di colore: la parte più insidiosa da eseguire con la chitarra è la ripresa dell'introduzione dopo il bridge contrappuntato, infatti dopo aver suonato un loop tranquillo e cadenzato per un certo numero di volte, l'improvvisa accelerazione rende difficile riprodurre correttamente gli accenti del riff.

2.Another Soul [Kyrie]
Questo brano è sicuramente quello più compositivamente tormentato: scritto in una miriade di frammenti in diversi mesi, limato e rimaneggiato fino a pochi giorni prima di entrare in studio, non mi ha mai convinto completamente. Poi ho sentito il risultato finale ed ora è il mio preferito!
Aprono i bassi del coro, poi tenori, quindi i baritoni, in un piccolo tributo metodologico allo Jubilate Deo di Henk Badings. Il coro termina la sua introduzione risolvendo un accordo sospeso e lasciando lo spazio ad una sventolata di tapping in Do min.
Ricordo che quando ho portato per la prima volta in sala prove la prima parte di questa canzone, prima di suonarla mi sono cautelato concretizzando preventivamente le paure degli altri membri della band:
“Ragazzi, vi faccio sentire un'idea per un pezzo nuovo! Sì, Grave, è power... Sì, Pablic, è in tapping...” :)
Il riff successivo si rifà invece al concetto delle micromodulazioni di Ligeti, ovviamente declinato in un contesto squisitamente diatonico. La frase è suonata prima dalla mia chitarra, senza altri strumenti sotto; successivamente si inseriscono tutti, e la chitarra di Pablic suona una frase negativa, che sommandosi alla precedente frena lo scorrere del riff. Il senso di movimento si crea quindi solo tramite la differenza timbrica fra le due chitarre, effetto che si percepisce chiaramente ascoltando il pezzo in cuffia.
Dopo un certo numero di modulazioni abilmente nascoste con trucchi&artifici di varia foggia, si arriva ad una piccola parte strumentale (introdotta da uno squisito assolo di Pablic) di stampo prettamente metal-prog: una serie di accenti stoppati racchiusi in un pattern volutamente oscuro (in origine era più oscuro, ma sono state bocciate le battute dispari con i sedicesimi al denominatore), tirati avanti da tre arpeggiatori sovrapposti che portano gli altri strumenti ad un riff in 6/4 suonato tutto per ottavi. La prima scala di questo riff è una derivazione del modo iperlocrio (cioè ha una bizzarra quantità di intervalli minori), mentre la seconda è un dorico a tratti cromatizzato, che rispetto alla scala precedente sembra quasi un allegro modo maggiore! :)
A questo punto rientra trionfalmente il coro con il “Christe Eleison”, riguardo al quale riporto un'altra nota di colore. In questo punto del brano ci si trova in Mib maggiore, mentre la parte successiva è il ritornello, in Re minore. Per operare questa modulazione non troppo intuitiva mi sono seduto davanti allo spartito per svariate ore effettuando astrusi calcoli armonici; qualche minuto prima di perdere definitivamente il senno ho creato un mostruoso andamento per cui i tenori primi, i tenori secondi, i baritoni, i bassi, la voce del cantante, le chitarre (con il basso) e le tastiere seguono tutti una strada diversa (generando accordi dai nomi impronunciabili), che per di più dovrebbe pure risultare armonicamente corretta. Del delirante risultato vado particolarmente fiero, il mio sistema nervoso un po' meno...

3.Awakening the Ghosts
Nonostante la durata prossima ai nove minuti, questo è uno dei brani che è uscito di getto dalla mia mente in forma praticamente definitiva; l'unica modifica dell'ultimo minuto ha riguardato la linea vocale del ritornello con il relativo testo, che in prima stesura rappresentava un discreto scioglilingua.
L'inizio si basa su un riff cadenzato in Re min, e questa tonalità verrà abbandonata per il Mi min solamente nel bridge strumentale. In questa fase la mia idea è stata di ricreare un'atmosfera da colonna sonora cinematografica, ma con un suono di tastiera tipicamente “dance”. Per accentuare l'effetto della modulazione, il tema melodico ascende la prima volta suonando il terzo grado della scala in maggiore (retaggio della tonalità precedente), mentre la seconda volta lo propone correttamente in minore. Ciò fatto, è necessario un giro di accordi che riporti la tonalità in Re min, con un elemento che occulti questa funzione: questo elemento è rappresentato dall'unico assolo di tastiera del cd, che apre con un arpeggio in decimine di sedicesimi e chiude con una scala di sestine (e un notevole dolore alle dita per esercitarsi in un'esecuzione così veloce... in fondo non sono mica Tony McAlpine!).
Curiosità: purtroppo l'arrangiamento di tastiera alla fine della seconda strofa, che mi piaceva veramente tanto, è stato affossato in fase di mixaggio per dare più spazio alle voci.

4.All For You [Dies Irae]
Negli anni 50 c'era una regola base per il rock 'n roll: 3 minuti, 3 accordi. Io ho voluto fare un pezzo con tre accordi, ma di minuti ne dura più di sette! Ok, in realtà non ci sono solo tre accordi, ma neanche tanti di più... :)
Questa è stata la prima canzone su cui abbiamo lavorato; il riff portante doveva essere usato per “No One Cares”, il pezzo di chiusura del nostro secondo demo, ma non c'era verso di costruirci sopra qualcosa di soddisfacente. Alla fine Pablic si è occupato di comporre il finale del demo, e il riff scartato è tornato fuori qualche mese dopo in una nuova veste, che poi è finita sul cd.
La song è quasi interamente in Sol min, tranne la modulazione del ritornello finale, e avendo poco materiale armonico si basa quindi molto sulla variazione della dinamica. Ascoltando la prima strofa è possibile notare che basso e batteria suonano una cadenza costante sulle note di Sol, Mib e Fa, mentre la chitarra esegue un piccolo arpeggio sviluppando gli accordi e la tastiera si assesta su un pad per nulla invasivo. Nella seconda strofa la linea vocale si alza, le chitarre ricalcano la cadenza di basso e batteria e la tastiera suona un pad più “graffiante”, mentre dei campanelli sintetici riproducono l'arpeggio che prima suonava la chitarra.
Nella parte centrale, in cui il coro rientra, la dinamica si abbassa di nuovo e gli strumenti suonano gli stessi accordi di prima, ma con una piccola variazione: viene usata la scala minore armonica in senso ascendente e la minore naturale in senso discendente. Beh, alla fine, nulla di trascendentale. :)
Il pezzo si chiude con uno sfolgorante La maggiore, che si lega bene con il re minore con cui apre la canzone successiva. Per dirla tutta, un altro accordo per unire meglio questi due ci sarebbe voluto, ma non si può avere tutto... :)

5.Stories to Tell [Tuba Mirum]
Questo è il secondo pezzo del cd che mi si è materializzato in testa in veste praticamente definitiva, in un incredibile raptus di ispirazione.
Come accennato nel capitolo precedente, la lunghezza del testo in latino da far cantare al coro ha costituito un cruccio fino a che ho deciso di piazzarlo come introduzione e come finale, su una linea continua di ottavi che riesce ad utilizzare un sacco di parole in un tempo relativamente breve.
Il pezzo non modula mai e non ci sono particolari accorgimenti armonici, per cui mi soffermo solo su due aspetti dell'arrangiamento vocale. Prima dell'assolo abbiamo posizionato un vocalizzo su quella che sarà la linea vocale del Rex Tremendae, creando un richiamo al rovescio. Degno di nota è anche il “botta e risposta” delle voci nel bridge, che ci è costato un discreto esaurimento nervoso in fase di registrazione! Chissà come mai quando metto mano ad un arrangiamento vocale, le tracce tendono ad aumentare in modo spropositato... :)
Anche qui una nota di colore: se tendete l'orecchio, potrete sentire nel finale la voce del maestro del coro uscire dall'amalgama, mentre cerca di tirarsi dietro i tenori secondi.

6.Fit to Die
Grosso merito di questa canzone va a Pablic, che ha composto tutti i riff in tempi dispari e il giro armonico del ritornello. A tal proposito devo dire che Pablic ha sempre avuto un ottimo gusto sia per le melodie solistiche che per le ritmiche dispari, e in questo album ha svolto un lavoro egregio per entrambe!
Il mio lavoro qui è stato prevalentemente arrangiativo, con il fine di legare tutte le variazioni ritmiche in modo da nascondere il più possibile i tempi all'ascoltatore. Ciò fatto, ho scritto un po' di tempi pari (prevalentemente 6/4 per le strofe) e cantato un ritornello.
Il pezzo apre in 7/4, poi vira ad un 5/4 (che la batteria lega con frasi di due battute) e torna quindi in 7/4. Con la prima strofa si passa al 6/4, poi nuovamente in 7 per la ripresa dell'introduzione. A questo punto appare l'unico strumento analogico dell'intero cd: un pianoforte, che suona solitario per quattro battute ad un metronomo abbassato di 10 punti (vi sfido ad accorgervi della variazione!).
Si torna quindi alla strofa in 6/4, ad un'alternanza 6/4-4/4, poi al pre-ritornello in 7/4, per arrivare finalmente al ritornello. A tal proposito, mi sono voluto rifare ad un'idea applicata dai Threshold nella opener del loro album “Hypothetical”, in cui dopo un inizio “forte” si arriva ad un ritornello dalla dinamica molto più bassa. In Fit to Die il ritornello è prettamente acustico, e solo l'ultima volta che viene suonato entrano le chitarre distorte.

7.Save us, source of mercy [Rex Tremendae]
In origine questo pezzo aveva un ritornello in inglese, che era la traduzione del testo in latino, ma la linea vocale che mi era venuta in mente era un po' troppo sullo stile dei Gammaray, per cui ho preferito mantenere il ritornello in latino. :)
Per delle parole forti come quelle che Tommaso da Celano ha scritto per questa parte della liturgia voglio scrivere un pezzo che resti facilmente in testa a chi lo ascolta, e che dal vivo possa essere cantato anche dal pubblico. Il testo scritto da Grave è una preghiera molto delicata, per cui trovo che non ci sia nulla di meglio che valorizzarla con dei riff estremamente violenti!!!
La song apre direttamente sul ritornello, per poi lasciare spazio ad un riff veloce e partire con la prima strofa. La ritmica sottostante è più intricata di quello che sembra, almeno per la chitarra, e richiede una certa attenzione sull'andamento della pletrata, altrimenti si rischia di dover dare accenti forti pletrando verso l'alto. Non che non sia possibile, ma il suono che ne esce è diverso quel tanto che basta da essere percepibile e smorzare un po' gli accenti stessi.
Dopo il primo ritornello, la canzone modula dal Re min al Sol min (assolo di Pablic), quindi torna in Re min per una parte di melodie strumentali, per poi passare a Mi min (assolo mio) e tornare in Re min per la seconda strofa. Il ritornello viene quindi proposto dal coro in quello che vuole essere un altro piccolo tributo allo Jubilate Deo di Badings. In realtà l'autore olandese ha utilizzato una sovrapposizione di sincopi e controtempi in ¾ ottendendo una ritmica molto interessante, mentre io ho a disposizione un 4/4 in cui ovviamente questa soluzione suona in maniera molto diversa, sovrapponendo la sincope cantata dalle sezioni basse del coro ad un normale movimento sui tempi forti di quelle alte. Il coro propone quindi un La di dominante che permette la modulazione da Re min a Mi min, tonalità che chiude il pezzo.

8.The Day of Retribution [Recordare]
L'ultimo brano che ho scritto per il cd, quando praticamente non avevamo più tempo e l'entrata in studio era prossima. Fin dall'inizio del lavoro mi ero riproposto di chiudere l'album con una piccola suite, ma non avevo ancora avuto l'ispirazione giusta... poi sono stato a teatro e ho ascoltato per la prima volta un'opera che mi ha profondamente colpito: la sinfonia op.110a di Dmitri Shostakovich,
Questa canzone apre quindi con i primi secondi dell'opera riproposti con sintetizzatori al posto degli archi, per poi virare ad una lunga strofa arpeggiata. Superata questa fase si comincia ad entrare “nel vivo” con una successione fra voce pulita e voce growl (grazie Ciardo!!!) ed un falso ritornello che sfocia nell'assolo di chitarra. A questo punto finisce la prima parte del brano, con uno stop volutamente improvviso e la comparsa di suoni eterei e lancinanti, che accompagnano l'ingresso del coro. La tessitura corale è stata armonizzata in uno stile prettamente novecentesco, con accordi aperti e modulazioni continue. Il testo del Recordare era particolarmente lungo e non sono riuscito ad utilizzarlo tutto; potrà comunque servire come “reprise” per la seconda parte del concept.
Da un Do maggiore lasciato dal coro comincia la terza parte del brano, che vede l'anticipazione della linea vocale eseguita da archi sintetici, con un controcanto per corno (sempre sintetico) in stile volutamente orchestrale. Finalmente, dopo circa sette minuti e mezzo, compare il ritornello, seguito da una strofa arpeggiata e di nuovo dall'ultimo ritornello. La versione “metal” della sinfonia di Shostakovich chiude canzone e album, lasciando che l'interruzione dell'ultimo accordo riecheggi nell'aria in attesa di sentire come finirà la storia...

I miei complimenti a chi è riuscito a leggere fino a questo punto! Ora che abbiamo trattato del senso dei testi e della musica, passiamo ad argomenti più concreti: lo studio di registrazione!

Postato da: Gadjet a 17:04 | link | commenti (5) |
musica, composizione, chitarra, armonia, heavy metal, coro, sintetizzatori, concept