pensieri in cattività

la parola arriva dove forse neanche la musica può... forse...

Eccomi

Utente: Gadjet
Nome: Michael Snidaro
uno come tanti... o forse no? :)

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martedì, 28 ottobre 2008
Incredibile /2 (banche, che passione)

Oggi sono riuscito finalmente ad effettuare il bonifico di cui al post precedente. Per dare a Cesare quel che è di Cesare, sottolineo il fatto che sono arrivato due minuti prima della chiusura e l'addetta allo sportello ha accettato gentilmente di servirmi anche se doveva compilare la mia anagrafica (sì, questa volta mi sono portato dietro il codice fiscale!).
L'aspetto divertente della giornata riguarda l'informativa per la privacy. Sbirciando sul monitor del pc mentre l'impiegata trascrive i miei dati, noto che una volta aperto a video il modulo per la privacy preseleziona arbitrariamente la casella "do il consenso" su tutte le voci. Una volta stampato il modulo me lo consegna perchè lo firmi, e a quel punto non posso fare a meno di far notare che non voglio dare il consenso al trattamento dei miei dati per finalità commerciali di terzi.
L'addetta, invero piuttosto seccata, mi risponde con un "da questa banca non è mai arrivata pubblicità indesiderata a nessuno". Io cerco quindi di farle capire che il concetto di "terzi" implica che ci siano altri attori non legati alla banca che accederanno ai dati... Lei ribatte con la stessa frase di prima dimostrandosi poco incline al dialogo, ma vedendo che sono inamovibile acconsente a stampare un secondo modulo.
Continuo a sbirciare il monitor e noto che effettivamente seleziona la casella "nego il consenso" sulla voce incriminata, quindi stampa il modulo, me lo consegna e... magia! Nella stampa risultano barrate nuovamente tutte le voci "do il consenso". Evidentemente disorientata (deduco che nessuno mai le abbia negato quel consenso) cerca di fare buon viso a cattivo gioco correggendo a penna il modulo.
A questo punto cosa devo pensare? Che il software in dotazione alla banca è taroccato riguardo alla privacy? Che c'è un misterioso errore di sistema che riguarda proprio quell'aspetto?
Avendo lavorato nel settore dati personali conosco fin troppo bene la quantità di delirio che si cela dietro l'argomento, per cui appena posso cerco di tutelarmi e consiglio sempre gli altri di fare altrettanto. Spero che qualcuno sappia rispondere ai miei dubbi...

Postato da: Gadjet a 02:04 | link | commenti |
costume, itaglia

venerdì, 24 ottobre 2008
Incredibile...

Sono appena stato in banca per fare un bonifico. Detta fin qui, nulla di strano. Per questioni di tempo non sono andato nella mia, di banca, ma in una a caso (ehm... l'unica) che si trova nel mio paesino.
Non sono riuscito a fare il bonifico. Motivo? Non avevo con me il codice fiscale, e per le normative anti-mafia non si possono effettuare operazioni di quel tipo senza la fotocopia del codice fiscale (dettarglielo non basta, serve prorpio la fotocopia!).
In tutto questo, la cosa che mi ha colpito è che mentre l'addetta allo sportello si prodigava in scuse per non potermi far fare il bonifico, mi è balzato alla mente il fatto che avevo dimenticato di togliere dai pantaloni il mio coltellino da utilità, e che il metal detector mi aveva fatto entrare senza che nessun allarme suonasse...
Ironia della sorte, non posso dare i miei soldi a una banca ma rapinarla sì, e senza problemi!
Siamo proprio in itaglia...

Postato da: Gadjet a 16:11 | link | commenti (2) |
costume, itaglia

giovedì, 02 ottobre 2008
Ah, l'adolescenza...

C'era un tempo in cui pensare intensamente a una persona mi lacerava l'anima. Era un tempo in cui sognavo, in cui credevo che le cose sarebbero andate in un certo modo e sarebbe stato tutto perfetto. C'era un tempo in cui conservare certi ideali costava caro. Questo tempo appartiene al passato, eppure è ancora vivo dentro di me, è uno dei mattoni su cui poggiano le mie fondamenta.

C'era un tempo in cui ciò che per me era più prezioso è stato portato via con un bacio. Rubato. I miei sogni sono stati scoperti e mi sono stati rivoltati contro, come fossero debolezze. La vita in quell'istante mi ha insegnato che evidentemente lo sono, che a sognare sono i bambini e che certi ideali non valgono poi granché. Anche questo tempo appartiene al passato, ed anche su questo mattone ho costruito.

C'era un tempo in cui negavo a me stesso palesi verità, in cui cercavo cose che in realtà vedevo solo io e odiavo gli altri perché non capivano. Il mio muto urlo di angoscia saliva verso il cielo buio, così forte da far evaporare le mie lacrime prima di riuscire a piangerle. Passato. Anche quello. Altro mattone.

C'era un tempo in cui mi ero convinto di aver scoperto una normalità che mi era stata in qualche modo dovuta. Emozioni tenui ma rassicuranti, una bovina tranquillità in cui mi ero adagiato e che sarebbe potuta continuare insensata indefinitamente. Fu e non è. Ulteriore mattone.

Neanche a dirlo, ognuno di questi tempi è stato scandito dalla presenza, o dall'assenza, di una donna. Di diverse donne. Donne che hanno dato, hanno tolto, hanno tenuto, hanno gettato, hanno usato, hanno abusato, hanno donato con sincerità, hanno amato.

Donne a cui ho dato, ho tolto, che ho tenuto, ho gettato, a cui ho donato con sincerità, che ho amato. Usato forse, ma solo un po'.

Tutto questo mi ha arricchito e mi ha fatto crescere, ma mi ha anche disilluso e raffreddato. Mi ha convinto che le emozioni di un adulto sono altre e sono private, non contemplano la piena consapevolezza dell'alterità e si rivolgono all'esterno con un atteggiamento di sarcastica sopportazione e di vacuo autocompiacimento. Le esperienze si sommano alle esperienze e il torrente in piena dell'adolescenza diventa prima un placido fiume di pianura, poi una palude stagnante, nella quale incontri tutte le persone che ti circondano e capisci: così dev'essere.

 

Stronzate!

 

Puri e trasparenti, due occhi dai colori cangianti riflettevano tremule fiamme di lanterne lontane. Nel silenzio spaziavano su un'incontemplabile profondità fatta di emozioni troppo grandi e troppo intense per avere un nome. Sapevano di primavera e d'autunno, di aria frizzante. Avevano il fresco profumo dell'erba appena tagliata, e il sapore delle ciliege appena colte. Il calore di un pomeriggio estivo e la luce carica di promesse del sole al tramonto. La sacralità di una preghiera e la delicatezza della neve. Il suono scintillante di un diapason. Irrequieti e sereni. Penetranti e leggeri. Dolci, ma più di ogni altra cosa, sinceri.

In un singolo istante, in un tempo che non appartiene al tempo, ho perso i mattoni delle mie fondamenta. Le mie certezze e le mie disillusioni si sono frantumate in un mosaico che non restituirà più la stessa immagine di prima.

Sono spaventato ed esaltato dalla mia paura.

Sono vivo.

Domani sarà un giorno splendido, perché scoprirò nuove cose di me stesso e imparerò ancora, come un bambino, quanto tutto sia speciale. Busserò alla mia porta, mi aprirò e racconterò cose profonde e cose divertenti. Riderò. Forse berrò un caffè.

 

Per fissare ancora meglio nella mia mente quell'attimo fuori dal tempo ho voluto portarlo fuori dalla mia mente e cercare di descriverlo in queste poche righe. Affidarlo al mondo perché la mia anima da sola non può contenere tutto ciò che mi hanno dato quegli occhi.

E se il mondo non lo vorrà, beh... tutti hanno il diritto di voltarsi dall'altra parte e andarsene in un click. Non è un problema mio.

Io sono felice.

Postato da: Gadjet a 04:16 | link | commenti (2) |